Mourinho: "L'Italia non mi rispetta"
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martedì, maggio 18th, 2010
Mourinho ha esternato oggi il suo vero pensiero e le sue sensazioni dopo 2 anni in Italia.
Per lui il vero problema non è l’Inter dove dice di trovarsi benissimo o i tifosi o la società e neanche i soldi ma gli italiani ed il rispetto e la stima che non sente attorno.
Queste le testuali parole di Josè Mourinho: “Non è un problema di contratto o di soldi e mi fa anche un po’ di vergogna quello che guadagno con la crisi che c’è. È un problema di soddisfazione personale, di sentirmi rispettato o no in un Paese calcistico in cui ho avuto tanti problemi.
Non cambio quanto ho detto qualche giorno fa non è vero che sono l’allenatore del Real. Dopo la finale voglio due tre giorni per pensare con tranquillità del mio futuro. Ovviamente l’Inter non può fare niente di più per farmi essere felice e sentirmi importante: i giocatori sono fantastici, c’è empatia con i tifosi, tutti in società sono fantastici.
Il risultato di sabato conta zero, non cambierà la mia consapevolezza di aver fatto tutto il possibile. L’Inter non mi deve niente e io non devo nulla all’Inter, perché ho dato tutto. Sono tranquillo, il risultato non inciderà sulla decisione che prenderò sul mio futuro”.
Sulla finale di Champions League di sabato contro il Bayern Monaco dice: “In questa Champions non mi ricordo una partita come Inter-Barcellona a San Siro. Nessuno ha giocato il calcio che abbiamo giocato, attaccato così tanto i campioni d’Europa e vinto la semifinale lì. Nessuno ha attaccato come noi a Stamford Bridge. Abbiamo fatto due partite come nessun altro”.
Mourinho risponde ironicamente all’allenatore del Bayern Van Gaal: “Lui è preoccupato per l’arbitro, io sono preoccupato per il vulcano islandese. Mi piacerebbe andare solo venerdì a Madrid e invece dobbiamo andare domani. Questa è la mia unica preoccupazione, dell’arbitro non mi preoccupo.
La finale di Champions League è la partita più importante del mondo più della finale di coppa del mondo perchè i giocatori sono migliori di quelli delle nazionali così come la qualità del gioco. In nazionale non possono comprare giocatori, a parte cambiare i passaporti di qualche brasiliano. La mia squadra ha un sogno non un’ossessione e spero che il vulcano consenta a tutti di far diventare la finale un momento incredibile, il risultato è importante ma può anche essere secondario, ma credo che quando giochi quella partita devi essere molto felice”.




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