Si può udire lo sgocciolio delle docce, tanto il silenzio è pesante, mentre Roberto Mancini pronuncia il seguente discorsetto alla squadra, poco dopo il disastroso 2-2 contro il Siena: “Abbiamo sbagliato tutto. Abbiamo giocato senza testa. Per esempio tu, Marco, quel rigore non dovevi tirarlo: toccava a Cruz, che è il rigorista, e le regole bisogna rispettarle. Ma non sei stato l’unico a sbagliare. Neanche gli altri hanno fatto quello che dovevano. Adesso però è inutile parlarne ancora. Iniziamo a concentrarci per domenica prossima. D’ora in poi niente scuse: c’è un’altra partita, l’ultima, e quella non possiamo proprio sbagliarla. A martedì”. Non una replica, non un sussurro, dopo le parole del tecnico.
Materazzi rimane quasi tre quarti d’ora seduto al suo posto, con la testa fra le mani, in silenzio, prima di salire al piano di sopra per l’antidoping. Intorno a lui tutti tacciono, attoniti, increduli, anche quelli che con Materazzi non hanno un rapporto straordinario o non ce l’hanno affatto: qualcuno pensa cosacce su di lui, questo sì, ma nessuno fiata. Non è proprio il momento.
Neppure Massimo Moratti, che fa un salto nello spogliatoio, parla con la squadra: non è proprio il momento. Il presidente si intrattiene con Branca e Oriali, cerca di capire cosa stia succedendo, poi se ne torna a casa. E inizia la settimana del tormento.
Ora c’è da capire quale Inter si presenterà domenica a Parma. Parlare di gruppo unito e compatto, o di spogliatoio dilaniato dalle lotte tra i clan o addirittura di giocatori contro l’allenatore, non ha molto senso, non qui, non ora: è troppo tardi, o troppo presto. E’ rimasta una sola partita da giocare (più la finale di Coppa Italia del 24) e su quella ci si concentrerà.
Poi da lunedì prossimo sarà già futuro, ed è un futuro che secondo i rumors più accreditati potrebbe non contemplare più Roberto Mancini, comunque vada a Parma. Il rapporto di fiducia con Moratti si è sbriciolato negli ultimi mesi, e forse anche quello con una parte della squadra. Mentre le voci su Mourinho riprendono quota (ma occhio a Prandelli, vecchio pallino del presidente), non si può non annotare come molti giocatori dell’Inter non siano più in sintonia con il tecnico. La lista comprende tra gli altri Vieira, Figo, Crespo, ma anche Ibrahimovic, che ha mal sopportato nel 2008 le insistenze di Mancini a mandarlo in campo anche in precarie condizioni, come non ha gradito le pressioni del tecnico per farlo tornare dopo l’infortunio. Ora pare che si cercherà di utilizzarlo a Parma, ma solo se riuscirà ad allenarsi con i compagni da qui a sabato, visto che non gioca dal 29 marzo.
Con Mancini, oltre al fidatissimo Stankovic e all’indecifrabile Cesar, che è in scadenza di contratto e ora sta fiutando l’aria che tira e magari non rema nella direzione che Mancini si aspetterebbe, ci sono ancora i brasiliani Julio Cesar, Maicon e Maxwell, gente che il tecnico ha imposto all’Inter, mentre con lo stesso Materazzi i rapporti sono tornati a guastarsi di recente. Il folto gruppo argentino non è affatto ostile a Mancini, ma diciamo che nessuno, da Zanetti in giù, si getterà nel vuoto per salvare il tecnico in caso di defenestrazione: è il calcio professionistico, bellezza.
Moratti sa tutto ciò e riflette. Ha iniziato a riflettere a dire il vero l’11 marzo scorso, dalla notte di Inter-Liverpool con l’addio di Mancini annunciato e poi ritirato, e di sicuro da quel giorno tra i due si è rotto qualcosa. Senza contare che c’è quel vecchio dissidio tra l’allenatore e il medico sociale, culminato in un terribile scambio di vedute negli spogliatoi di Napoli lo scorso 2
marzo, con accuse e insulti: Mancini non vuole più Combi, ma Combi a Moratti va più che bene e da questa situazione in qualche modo bisognerà uscire, con la possibilità che nella storia il vaso di coccio sia proprio, a sorpresa, Mancini.
Ma da oggi a domenica c’è solo Parma, e lo scudetto che si può ancora vincere, oltre al premio da 250.000 euro a testa su cui tutti giuravano fino a dieci giorni fa e che ora rischia di evaporare come un miraggio nel deserto. Lo staff tecnico ha pensato di portare tutti in ritiro da venerdì, ma per ora il programma non è cambiato.
Nessuno parlerà fino a sabato: è un silenzio stampa “protettivo” che verrà interrotto solo da Mancini alla vigilia di Parma-Inter. Burdisso potrebbe pagare la brutta prestazione contro il Siena, ma sono sfumature: l’importante è provare a ripescare, dal pozzo in cui è caduta, l’Inter che dominava il campionato. Poi da lunedì liberi tutti. Liberi di pensare a Mourinho, liberissimi anzi, e Mancini magari inizierà a pensare al Manchester City, suo probabile approdo.