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By seowebbs | agosto 30, 2008


Oggi riparte il Campionato di Calcio di Serie A e subito la Sampdoria di Cassano affronta l’Inter di Mourinho.

Questa nuova stagione si prospetta molto entusiasmante e sicuramente più combattuta di quella dell’anno scorso per la lotta allo scudetto visto che saranno almeno 4 le squadre che puntano a lottare al vertice e contendere lo scudetto all’Inter con in pole position Roma, Milan e Juventus.

In questo nuovo campionato di Serie A si spera che ci sarà un’equidistanza arbitrale che nella stagione scorsa non c’è stata.

L’ultimo campionato infatti sul campo l’avrebbe sicuramente meritato la Roma ma gli arbitri, che contano più di un centravanti e di un portiere, la pensavano diversamente.

In memoria di ciò che è stato e che mai vorremmo rivedere, ci rivolgiamo a Collina, la cui equidistanza non teme incrinature: veda quello che può fare.

Come al solito, di questi tempi, si fa la doppia previsione. Quella politica e l’altra tecnica, ricordando che solo con i favori non si vince: ci vuole la squadra, insomma. Per il Palazzo, staffetta milanese: più Milan che Inter, che ha la pancia piena e dovrebbe saltare un giro. Si farà sentire la Juve, che ha già pagato pedaggio. Roma in elegante silenzio.

Il Milan sarebbe comunque favorito: non partecipa alla Champions League, che ti toglie energie sul più bello e speriamo possa ospitare a lungo le quattro italiane. Contente loro e felice il nostro calcio, che ha bisogno di rifarsi un nome dopo gli Europei e le Olimpiadi: in Cina, Italia che si mette d’accordo per pareggiare con il Camerun, da non credere. Il Milan, dopo stagioni avare, non ha badato a spese e si ritrova con tre Palloni d’oro. La difesa non è eccezionale, come lascia intuire l’acquisto del robotico Senderos e l’inspiegabile partenza di Oddo: chiuso un buco, se ne apre un altro. Il centrocampo è ottimo, ma dovrà superarsi per legare gli altri due reparti. In avanti, lusso sfrenato. Giocatori vecchi, di ritorno o da rimettere in piedi, però le riserve potrebbero essere Sheva, Seedorf e Inzaghi: da signori. Galliani ha già chiesto ad Ancelotti di vincere: lo ha visto distratto?

L’Inter ha un Mancini in meno e un Mancini in più. L’acquisto vero è Mourinho, la genialità del quale è già emersa in occasione della Supercoppa. Anche se il crollo fisico di domenica sera qualche dubbio lo lascia. Se Mourinho, come dicono, ha riproposto qui la preparazione fatta in Inghilterra, sono dolori. Perché a Londra corrono per abitudine, anche aiutati dal freddo e dalla pioggia, mentre da noi, se non ti dai da fare in estate, non ti reggi in piedi. Per ora Mourinho ha aggiustato difesa e centrocampo. Se mette giudizio tattico a Ibra e Balotelli e all’ultimo arrivato Quaresma, avrà una squadra completa.

La Roma è all’altezza dell’Inter e appena appena sotto il Milan. Ha almeno diciotto titolari ed è la prima volta che capita. La Roma del secondo scudetto era forse superiore negli undici, come quella di Capello. Non ricordiamo però una Roma così forte nella globalità. Forse manca una riserva per Taddei e lo stesso Taddei è malaticcio, ma la perfezione non è di questo mondo. Gli acquisti di Loria, Riise, Baptista e Menez fanno di questa edizione una rarità giallorossa. Un anno fa si puntò sulla tecnica, questa volta si è aggiunta fisicità. La Roma avrà più gol, ritroverà il gioco momentaneamente sommerso, ritroverà presto Totti, Spalletti, guardando la panchina, potrà finalmente sentirsi un allenatore benestante. Dovrà gestire molti campioni e questo potrebbe essere il solo problema, come ci ha fatto sapere, frignando, Cicinho.

La Juve di Ranieri ricorda quella di Trapattoni e l’altra di Capello: anche questa punta sulla forza, sulla difesa, sull’estemporaneità di grandi attaccanti, decisamente troppi. La scelta di muscolari non può essere casuale, ma l’assenza di un regista o di un portatore di idee ci sembra pericolosa. La Juve gioca contro, non pro.

Dietro queste quattro, Fiorentina e Napoli. Poi Genoa, Samp, Palermo e Lazio, sempre che Rossi riesca a trovare un centravanti. Potrebbe venir fuori un bel campionato, anche se ha ragione il Times quando dice che il cimitero degli elefanti si è spostato in Italia: abbiamo preso calciatori di nome, ma di seconda mano. Solo Menez, a ben guardare, è un investimento, come lu fu Pato l’anno scorso. Davide Ballardini, l’allenatore che, salvando il Cagliari, ha vinto l’ultimo Oscar è a spasso: siamo fatti così.

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